Sulla “Kalle Tihveräinen” si naviga ancora a vapore sulle rotte del legno del lago Saimaa

Nella Finlandia centrorientale c’è un puzzle di acqua dove tra 14.000 isole si incontrano ancora navigatori di centinaia di città e paesi e le mille tradizioni finniche

 

di Aldo Ciummo

 

Trovarsi davanti al Saimaa, quasi millecentocinquanta chilometri d’acqua che si dividono in altri laghi (Suur-Saimaa,Orivesi, Puruvesi, Haukivesi, Yövesi, Pihlajavesi,Pyhäselkä) è qualcosa che sgombra la mente di qualsiasi viaggiatore, anche quando è già abituato ad apprezzare il nord della nostra Europa. Vedi che lo specchio liquido sul quale ti trovi non finisce oltre le barchette ed i visitatori stesi al sole (per il resto dell’estate sarà molto timido nel concedere la propria presenza in Finlandia) ma si insinua placido in passaggi di cui non si riesce a vedere la meta, come tutti i laghi che saldandosi formano il Saimaa. Interrompono il silenzio poche imbarcazioni, relativamente piccole, ma pur sempre mezzi che cento anni fa arrivavano fino a San Pietroburgo attraverso i canali, trasportando prodotti agricoli e tornando indietro con beni di lusso. Cinquanta anni fa, le navi a vapore si trascinavano dietro tutto il legno da portare, anche una tonnellata di tronchi alla volta legati in zattere, un sistema parzialmente sopravvissuto, anche se oggi il grosso del traffico non ne ha più bisogno: amici finlandesi mi hanno portato su uno di questi silenziosi testimoni di quelle rotte decennali. Ho conosciuto le famiglie eredi della ”Kalle Tihveräinen”, e decine di altre storie che custodiscono questa tradizione nella Finlandia centrorientale. Pensi solo di salire in compagnia di una cordiale ciurma, ma ti accorgi presto che stai entrando letteralmente nei laghi, tra persone contente di condividere il territorio che abitano, che perciò salgono a decine sulla tua barca e ti invitano sulla loro: gente che inizialmente sembra indugiare dietro una pellicola di estraneità verso il resto del continente, ma che con la stessa rapidità con la quale intuisce un pò di buona fede ti offre tutta l’accoglienza di cui è capace, ed è molta.

 

Sapevo che il 3 luglio la “Kalle Tihveräinen” avrebbe partecipato alla regata, una tradizione che da più di quaranta anni rappresenta il riaffacciarsi della vita sui laghi per queste persone, ma ho avuto modo di conoscere i ragazzi della regione del Saimaa già il 25 giugno, quando quest’anno (2010) cadeva il Juhannus, la festa del solstizio d’estate, il giorno più lungo, in cui il sole non tramonta davvero. La nave a vapore (Höyrylaiva) era partita da Laaitatsilta, porto di alcune imbarcazioni private vicino a Savonlinna, al centro dei laghi. Anton Lehto, detto “Asseri” mi accompagnava al molo, dove c’erano anche suo padre e sua madre, Tero e Rita, poi Kalle Vasara, Katariina Kokkonen, Paula Lehto, Siru Lilja e sua figlia Mari, Pasj Luostarinen con suo fratello Jarmo e la moglie Eija, tutti naviganti fin da adolescenti, e ancora molte altre persone. In questi minuscoli porti (kotisatama) ci si prepara allegramente a partire, formando catene umane che fanno arrivare dal molo e sparire in una botola della nave a vapore mucchi di legna: è ”pikku” Kalle che la sistema dentro la nostra caldaia ”mio nonno era un ingegnere di queste barche, vivo a Punkaharju e vengo sulla barca ogni volta che ho tempo – si presenta Kalle -sono capo macchinista, konepäällikö in finlandese, una volta passavo tutta l’estate sul lago, tutti mi chiamano pikku che significa piccolo”. Tra i naviganti ti porta sempre qualche amico e gli altri lo diventano in fretta. Capisci subito che chi è abituato a stare qui non ha paura dell’acqua: le figlie piccole di Anton e Paula, Stella e Nelli, portano il giubbotto salvagente, però corrono tranquillamente in giro per la barca.

 

“Io navigo da quando sono un ragazzino – racconta il capitano della KalleTihveräinen Tero Lehto – nel 1967 ho comperato questa barca insieme a Pentti Roitto, purtroppo morto nel 1988. Dopo un periodo in cui aveva trascinato tronchi tra il 1958 e il 1965, la nave è stata ferma un paio di anni, nel 1956 è anche affondata e la compagnia Ensa Gutzeit che l’ha riportata a galla ha ottenuto la gestione del natante, perchè la compagnia Saastamoinen non aveva potuto permettersi di recuperarla dai fondali, infine, come ti dicevo l’abbiamo acquistata e chiamata Kalle Tihverainen. Sai, queste sono degne di essere chiamate navi, nella prima metà del 1900 arrivavano fino a San Pietroburgo.” Già. Una delle prime navi a vapore che i finlandesi videro arrivare qui, la Ishora, giungeva proprio dalla Russia, impero che comprendeva questa nazione dal 1809 al 1917, a bordo c’era il governatore generale dello Zar (il generale Meshinkov) era il 1833: ma lo stesso anno la Finlandia ebbe il suo primo natante di questo tipo, costruita dal proprietario di una segheria, stanco della imprevedibilità di viaggi resi ardui dagli stretti passaggi del grande lago e dalle condizioni atmosferiche, raramente clementi come quelle che incorniciano di azzurro e di grigioverde la mia conversazione con il simpatico capitano Tero. L’imprenditore che avviò la stagione del vapore in Finlandia si chiamava Nils Ludwig Arppe, il motore gli arrivò da San Pietroburgo, dove l’ngegnere inglese, Mattew Clarke lo aveva fabbricato: la Illmarinen, chiamata come l’eroe del poema epico nazionale finnico (il “Kalevala”), salpò da Puhos ed arrivò a Joutseno. Da allora alla fine del 1800 altri naviganti seguirono l’esempio a decine, su questo grande lago scavato dal ritirarsi dei ghiacci alla fine delle grandi glaciazioni, un bacino dove si affacciano oggi le città di Lapperaanta, Mikkeli, Savonlinna, Varkaus, Joensu. “Negli anni sessanta del millenovecento le navi a vapore divennero una specie via di estinzione – prosegue Tero – il diesel le aveva superate, ma noi volevamo ancora navigare con queste barche, che andavano ammucchiandosi nei piccoli porti, adesso guarda un pò quante ce ne sono di nuovo in giro”.

 

Tero fa fischiare la ciminiera ogni volta che compare una imbarcazione simile, gli altri capitani fanno lo stesso e chi è a bordo si sporge e saluta, qualche volta ci si avvicina, afferrando corde e fissando insieme gli scafi in un punto tranquillo nel lago si fanno salire e si incontrano amici, parenti, qualche faccia nuova e spesso anche un cane con un cappotto salvagente che fa capolino dalla prua. Alcuni appartengono alla famiglia di Pentti Roitto (scomparso da più di due decenni) e che lasciando intatta la sua metà della ”Kalle Tihveräinen” attraverso la “Fondazione Pentti Roitto”, nata nel 1991, è diventato parte inestricabile della memoria di questo lago. Siru Lilja, moglie di Pentti Roitto, lo conferma ”non ho partecipato alla regata tutti gli anni, certo, all’inizio io ero a Lapperaanta, ma per tutta la vita sono stata legata a questa barca, mia figlia Mari è molto attiva nella fondazione che porta il nome di mio marito, passare il nostro tempo portando avanti queste tradizioni nei giorni più importanti dell’anno ci fa sentire che il modo di vivere che conosciamo in Finlandia centrorientale continua a crescere”. Così conosce questo posto anche Saara Lilja, sorella di Mari, spesso presente in queste traversate. Tante persone si ritrovano sul lago periodicamente, nel nuovo viaggio che il 2 luglio ci porta nel bellissimo approdo diPorosalmi e nella regata del 3 luglio fino a Taipale Canal vicino Varkaus in tante navigano con noi oppure salgono per qualche ora. Infatti “scopo principale della Fondazione – spiega Esko Pakkanen, che oggi ne è presidente – è tenere in vita la cultura delle barche a vapore, fare sì che questi mezzi continuino ad essere utilizzati”. E la vita di queste silenziose testimoni delle strade d’acqua che hanno sempre percorso la Finlandia centrorientale ha davvero molto da raccontare: Ohionna, costruita nel 1898 e smantellata nel 1960, “Ariadne”, soprannominata regina del mar Baltico, che ne ha seguito la sorte nel 1969, “Viola” (prima ancora “Frederic Wilhelm”) nata nel 1893 e venduta all’estero nel 1940. La “Kalle Tihveräinen”, con i suoi ventisette metri per cinque, proviene dalla stessa vicenda, dal 1916 al 1956 si chiamò ”Savo” e dal 1958 al 1967 “Puristaja IV”. La storia delle navi a vapore finlandese viene raccontata anche in un libro di Erkki Rimala: The 150 years of the Finnish Steamship, una testimonianza significativa in uno stato che ha circa 60.000 bacini di acqua dolce, 12.000 dei quali raccolti a formare la regione del Saimaa. Coloro che sono nati in questi luoghi, apparentemente timidi, sono le persone più accoglienti che puoi trovare dopo che ti hanno conosciuto un pò. Arrivati a Laukansaari tutti sono pronti per festeggiare il Juhannus, ci sono altre barche, molti si fanno incontro sul molo e tendono le mani appena sanno che ci sono amici nuovi, esclamando ”Terve!” (Salve!). Qualcuno prepara canne da pesca.

 

Laukansaari è un’ isola molto piccola, eppure si nota un edificio abbastanza grande, una scuola dove i bambini delle isole arrivavando a remi, in seguito è stata sostituita da quella di Savonlinna, quando i collegamenti sono diventati più rapidi, perciò è diventato un posto dove la “Finnish Steamer Yachting Association”, insegna ai giovanissimi come era la vita qui. “Ci sono ottanta navi a vapore sui laghi – mi ha spiegato qualche giorno più tardi il presidente della Associazione Finlandese delle Navi a Vapore, il commodoro Ari Juva – la regata che si svolge tra diversi approdi tiene viva la tradizione di questi mezzi che anzi tornano a diffondersi” Oggi infatti l’organizzazione conta trecento membri. Nel 1968, quando quelli che volevano veder sopravvivere queste barche si misero insieme, solo quattro di queste erano parte dell’iniziativa: “oggi nella regata organizzata sul Saimaa il 3 luglio, le navi sono ventiquattro e almeno duecentocinquanta persone sono coinvolte” ha ricordato Ari Juva. Abitanti dei laghi vanno e vengono, sono con noi la notte del 25 giugno a Laukansaari, tra una sauna nella minuscola isola e qualche bicchiere tra molte canzoni, tornano sulla “Kalle Tihveräinen” o ci chiamano sul loro battello qualche giorno dopo (il 3 luglio) a Taipale Canal, al ritrovo di tutti i naviganti, aspettano a terra per una serata di musica o si affiancano a noi per invitarci a correre sul lago in motoscafo insieme e poi tornare a bordo. E’ come un paese solo, sparso sul Saimaa, dove tutti sanno immediatamente se sei lì. Tra 25 e 26 giugno, su una sottilissima striscia di terra alberata di fronte a Laukansaari, decine di persone venute da diversi angoli di questo braccio del lago accendono per il solstizio d’estate enormi fuochi che restano accesi per ore, alimentati da barchette che fanno la spola anche con l’isola dove ci troviamo per portare rami, quelli che remano ci chiamano a salire per vederli da vicino. “C’è chi vuole navigare solo con la famiglia, chi invece va sul Saimaa con gli amici, ma ognuno è contento che qualcuno di fuori conosca direttamente la nostra cultura, ma come stasera deve essere qualcuno che noi conosciamo bene, perchè ci piace tenere il contatto con persone che hanno voglia di condividere le cose che viviamo qui e che si sappia quale è la storia dei laghi e come è la gente che sta in questa regione” dice uno di loro, Sama.

 

“Quando ci fu la prima regata, nel 1968, mio padre Tero, e mia madre, Rita, erano già sulla Kalle Tihveräinen ed io ero molto piccolo – ricorda Anton Lehto – mio padre ebbe l’idea: serviva qualcosa per mantenere viva la cultura di queste imbarcazioni, ed ha funzionato, ognuno conosceva qualcun’altro e lentamente, anni dopo la fine del tempo delle barche a vapore nell’economia della Finlandia, il lago Saimaa ha visto crescere ancora l’uso di questi mezzi, questa volta nella vita privata della gente, proveniente da tutte le città della zona e del nostro paese per la regata che si svolgeva ogni anno, senza interruzioni”. E’ dello stesso parere Pasj (che tutti chiamano Padj): “il numero di quelli che si mettono in acqua cresce, sono stato qui per diciotto anni, non tutte le stagioni sulla barca ovviamente, però un mucchio di tempo, da quando avevo sedici anni, alcuni che vi ho conosciuto non ci sono più, altri sono qui anche questa notte: ero il fuochista, noi diciamo Lammittaja.” Le iniziative dei ragazzi e delle loro famiglie hanno coinvolto nel tempo le massime autorità, compresa la Presidente della Repubblica: “mi ricordo che una volta anche Tarja Halonen è salita sulla nostra nave a vapore, è stato tra il 2002 ed il 2003 – racconta Rita Lehto, la moglie di Tero -mi tornano in mente un sacco di altre cose, perchè da più di quaranta anni a questa parte abbiamo trascorso ogni estate su questa imbarcazione ed è difficile dire quanti amici si sono affacciati o sono saliti. Portare avanti una passione del genere significa dover fare tanto lavoro, ma è qualcosa che ripaga davvero, la vita dentro la comunità sui laghi”. Un incontrarsi che in effetti potrebbe difficilmente ripetersi con la stessa sensazione, di tempo che si arena piacevolmente tra una nuotata e una sosta tra un vecchio pontile e le abitazioni estive tanto apprezzate dai finlandesi nella stagione in cui il sole non tramonta e lascia i laghi e le isole adagiati in una notte chiara che sembra, in piena estate, una cartolina natalizia: quante persone sono state o sono salite in pochi giorni sulla Kalle Tihveräinen: Satu, Jukka, Kati, Mika, Viljo, Joonas, Veera, Marjut, Oskari, Eero: il tramonto si ostina a non arrivare e quando arriva è sostituito presto da una luce albeggiante, le ore si dilatano e regalano più tempo all’amicizia. Oppure forse sono gli angoli del Saimaa, solitari come la costa di Koivukanta o animati dagli approdi estivi, come Horavi, che allungano i minuti e lasciano nella memoria una rassegna di paesaggi e voci più ampia di quanto credi possa essere una breve settimana.

 

Aldo Ciummo

Foto © Aldo Ciummo